Sì che Tu sei terribile!
Sì che in quei lini ascoso,
in braccio a quella Vergine,
sovra quel sen pietoso,
come da sopra i turbini
regni, o Fanciul severo!
È fato il tuo pensiero,
è legge il tuo vagir.
Vedi le nostre lagrime,
intendi i nostri gridi;
il voler nostro interroghi,
e a tuo voler decidi.
Mentre a stornar la folgore
trepido il prego ascende
sorda la folgor scende
dove tu vuoi ferir.
Ma tu pur nasci a piangere,
ma da quel cor ferito
sorgerà pure un gemito,
un prego inesaudito:
e questa tua fra gli uomini
unicamente amata,
Vezzi or ti fa, Ti supplica
suo pargolo, suo Dio,
Ti stringe al cor, che attonito
va ripetendo: è mio!
Un dì con altro palpito,
un dì con altra fronte,
ti seguirà sul monte,
e ti vedrà morir.
Onnipotente!