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1785–1873

FRAMMENTO DI UN'ODE ALLE MUSE

Alessandro Manzoni

Nove fanciulle d'immortal bellezza vergini tutte, e d'un sol padre nate di diversa vaghezza m'han preso il cor, che fra lor dubbi stassi,

né sa qual segua o lassi, che varia è in lor, non disegual beltate: io chiamato le seguo, e con lor vivo, di lor sol penso, ed ho tutt'altro a schivo.

Una sorge fra lor quasi primiera, signoreggiando con la regia chioma, e su la fronte altera si legge ben che suo valor l'è conto;

e dal passo, e dal pronto sguardo, e da gli occhi belli onde si noma, manda virtù, che doppio effetto figlia, e amore insieme e reverir consiglia.

Ma il crin disciolto, e più negletto il manto un'altra porta, e un duolo in fronte ha scolto, ed ha su gli occhi un pianto tal che letizia fa parer men bella.

ma ben di Lei sorella l'accusan gli atti e il portamento e il volto, che par che dica: io de' miei tristi e negri pensier mi godo: alcun non mi rallegri.

Ecco saltante per la sacra riva, con piè sicuro e con allegra faccia venir la terza Diva, bruna la chioma e bruna la pupilla,

dal cui mover scintilla l'ira faceta e il riso e la minaccia, che del vile nel cor mette paura, ed il miglior conforta e rassecura.

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