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1785–1873

[APRILE 1814] CANZONE 22 Aprile 1814

Alessandro Manzoni

Fin che il ver fu delitto, e la menzogna corse gridando minacciosa il ciglio: Io son sola che parlo, io sono il vero, tacque il mio verso, e non mi fu vergogna,

non fu vergogna, anzi gentil consiglio: che non è sola lode esser sincero, né rischio è bello senza nobil fine. Or che il superbo morso

ad onesta parola è tolto alfine, ogni compresso affetto al labro è corso: or s'udrà ciò, che sotto il giogo antico sommerso appena esser potea discorso

al cauto orecchio di provato amico. Toglier lo scudo de le Leggi antique e le da lor create, e il sacro patto mutar come si muta un vestimento,

o non mutate non serbarle, e inique farle serbar benché secrete, e in atto di chi pensa, tacendo, al tradimento e novi statuir padri a la Legge;

e perché amici ai buoni, sperderli a guisa di spregiato gregge; questi de' salvatori erano i doni; questo dicean fondarne a civil vita:

qual se l'Italia al chiamar d'esti Anfioni fosse dei boschi, e de le tane uscita. Anzi fatta da lor donna e reina la salutare, o fosse frode, o scherno,

d'armi reina, io dico, e di consigli: essa che ai piè de la imperante inchina stavasi, e fea di sue ricchezze etemo censo a gli estrani, e de gli estrani ai figli;

che regger si dovea con l'altrui cenno; che ogni anno il suo tesoro su l'avara ponea lance di Brenno. È ver, tributo nol dicean costoro,

men turpe nome il vincitor foggiava; ma che monta per Dio? Terra che l'oro porta costretta a lo straniero, è schiava. E svelti i figli ai genitor dal fianco;

e aprir loro le porte, ed esser padre delitto, e quasi anco i sospir nocenti; e tratti in ceppi, e noverati a branco, spinti ad offesa d'innocenti squadre

con cui meglio starieno abbracciamenti. Oh giorni! oh campi che nomar non oso, deh per chi mai scorrea quel sangue onde il terren vostro è famoso?

O madri orbate, o spose, a chi crescea nel sen custode ogni viril portato? Era tristezza esser feconde, e rea novella il dirvi: un pargoletto è nato.

Né gente or voglio cagionar dei mali che lo stesso bevea calice d'ira, né infonder tosco ne le piaghe aperte; ma dico sol ch'è da pensar di quali

strette il perdono del Signor ne tira, perché sien maggior grazie a lui riferte. Che quando eran più l'onte aspre ed estreme, e al veder nostro estinto

ogni raggio parea d'umana speme, allor fuor de la nube arduo ed accinto tuonando, il braccio salvator s'è mostro: dico che Iddio coi ben pugnanti ha vinto,

che a ragion si rallegra il popol nostro. Bel mirar da le inospite latebre giovin raminghi al sospirato tetto correr securi, ed a le braccia pie;

e quei che in ferri astrinse ed in tenebre l'odio potente, un motto, od un sospetto ai soavi tornar colloqui, e al die; e un favellar di gioia e di speranza,

e su le fronti scólta de' concordi pensier l'alma fidanza; e il nobil fior de' vigorosi a scolta durar ne l'armi, e vigilar, mostrando

con che acceso voler la patria ascolta quando libero e vero è il suo dimando, e quei che a dir le sue ragioni or chiama lunge da basso studio e da contesa,

parlar per lei com'ella è desiosa; e l'antica far chiara itala brama, che sarà, spero, a quei possenti intesa cui par che piaccia ogni più nobil cosa.

Vedi il drappello che al governo è sopra animoso e guardingo al ben di tutti aver rivolta ogni opra, e i ministri di Dio dal mite aringo

nel dritto calle ragunar la greggia. 90. Molte e gran cose in picciol fascio io stringo; ma qual parlar sì belle opre pareggia? 12 Maggio 1814

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