S'io veggio che, pensando al mio signore,
Amor contra me più segue l'impresa,
perché pur penso colla voglia accesa?
Perché non pongo freno a questo errore?
Veggio che nel pensar cresce l'ardore,
veggio ch'io son cagion della mie offesa,
ma l'alma pure è nel pensare actesa,
non si curando tormentare il core.
Dolce adversario mio, dolze pensero,
da poi che meco fermo ti stai sempre,
né vuoi che d'altro ma sol di te pensi,
pregoti almen che quel ch'i' bramo e spero,
anzi che sì gran fiamma mi distempre,
dia qualche posa agli affannati sensi.