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1445–1503

43

Alessandro Braccesi

Meco lieto godea della mie sorte, portavo in pace il mio dolze martyre, d'un soave desir pascendo il core. Invidia mosse una proterva lingua,

ch'ogni mie gioia ha rivoltata in pianti, sì ch'io non trovo giorno e nocte posa. Infelice alma, che di tanta posa hor se' condocta ad sì inquïeta sorte,

accompagnata da sospiri e pianti! Qual più crudel, qual più letal martyre potevi darmi, o scelerata lingua, che m'hai col tuo venen compreso il core?

Ben puoi dolerti, infortunato core, poi ch'al dolor non trovi alcuna posa, né senti alcun rimedio al tuo martìre. Sie maladecta quella iniqua lingua

che facto ha lachrimabil la mia sorte e di gioconda l'ha conversa in pianti. Solo un rimedio vegio a' tristi pianti: s'almanco chi possiede il miser core

meco si muterà per miglior sorte, dando al passato col presente posa, a ciò che il suo tenor muti la lingua, né più m'offenda con sì gran martìre.

Morte non preme sì gran martìre, né per dolor risurgon maggior pianti, quando si muta la felice sorte, quant'io senti' nell'infiammato core

che da poi in qua non ha trovato posa, percosso dal venen dell'impia lingua. Io priego, invidïosa, audace lingua, che 'n te ritorni il mio duro martìre

e meco prenda la medesma posa, la tua vita si pasca in pene e 'n pianti e per dolor ti si disfacci il core, a ciò che in te si muti la mie sorte.

In questa sorte, in questo aspro martìre si trova il cor per te, maligna lingua: a questi pianti dà, signor mio, posa.

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43 · Alessandro Braccesi · Poetry Cove