Quand'io penso alla forza del mio male,
di me stesso pietà mi vien sì grande,
che le lachrime spande
per li occhi il cor pel suo misero stato.
Omè, ch'io gusto sì tòsche vivande,
che più difesa alcuna non mi vale
contra 'l colpo mortale
che l'infelice core ha trapassato.
O crudel mio e miserando fato,
morto fuss'io quando la vidi in prima,
o di diamante avessi avuto il core,
sì che dentro non fussi entrato amore!
Bene è arrivato il duol fin alla cima,
da poi che di me stima
non fa chi sopra ogn'altra stimo tanto,
ma tiemmi in foco e 'n pianto,
sì ch'io ne tremo ognora e ardo forte,
né spero altro socorso che la morte.