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1493–1543

XXXII

Agnolo Firenzuola

Donna, ch'io v'ami ormai voi sète chiara; Ch'i' vi lodi, i miei inchiostri ne fan fede; E ch'io vi adori, tutto Prato il vede. Ma s'io non vengo il giorno a 'ntrattenervi

Su l'uscio vostro, come io solea fare, Non è che in me sie mancato l'ardore Di piacervi mai sempre e di vedervi: Ché le vostre bellezze al mondo rare

D'ogni fredd'uom accenderieno il core, Non che 'l mio, che per voi sol mi fu dato. Ma questo e quel da invidia stimolato Procaccia ognor che voi mi diate bando

Del vostro gregge: ond'io, ciò sospettando, Ho mostro di volerne Scendere, e sonne sceso, non volendo Esser per forza altrui fatto caderne.

Non di men se vi piace che talore Per passar tempo vosco stia sedendo Il dì due o tre ore, Eccomi al piacer vostro,

Donna, del secol nostro La più bella, più vaga, e la più cara.

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XXXII · Agnolo Firenzuola · Poetry Cove