Donna, ch'io v'ami ormai voi sète chiara;
Ch'i' vi lodi, i miei inchiostri ne fan fede;
E ch'io vi adori, tutto Prato il vede.
Ma s'io non vengo il giorno a 'ntrattenervi
Su l'uscio vostro, come io solea fare,
Non è che in me sie mancato l'ardore
Di piacervi mai sempre e di vedervi:
Ché le vostre bellezze al mondo rare
D'ogni fredd'uom accenderieno il core,
Non che 'l mio, che per voi sol mi fu dato.
Ma questo e quel da invidia stimolato
Procaccia ognor che voi mi diate bando
Del vostro gregge: ond'io, ciò sospettando,
Ho mostro di volerne
Scendere, e sonne sceso, non volendo
Esser per forza altrui fatto caderne.
Non di men se vi piace che talore
Per passar tempo vosco stia sedendo
Il dì due o tre ore,
Eccomi al piacer vostro,
Donna, del secol nostro
La più bella, più vaga, e la più cara.