Se del peccato altrui la penitenza
Portar pur debbo, o Mario mio gentile,
E di questa mia vita rozza e vile
Per le sacre man vostre farne senza;
Amazzatemi almanco alla presenza
Di colei ch'è su 'n ciel col vostro stile,
E ditele con voce alta e virile:
– Suo danno! fusse statosi a Fiorenza! –,
Ella che sa, che in cambio a quel gracchione,
Pien di sangue e di buchi, guasto e pesto,
Me ne vo in bocca al levrier di Plutone;
Mossa a pietà di me, veduto questo,
– Crudelaccio – dirà, – Dio vel perdone,
Voi l'avete ammazzato troppo presto –.