Pastor, che già potevi esser beato
Lungo le rive del bell'Arno, e d'ogni
Grazia ripien, ch'aver par ne bisogni
A viversi in un dolce e allegro stato;
A che venisti, scempio, al steril Prato,
Per pascer d'erbe il gregge, o pur di sogni?
Fuggi, fuggi lontan, se non agogni
Te povero veder, lui consumato.
Ché se ti si mostrò talor amica
La bella ninfa tua, e 'n leggier doni
Guiderdonò pur qualche tua fatica;
Guarda ora il fin, mira con che saponi
Ti lava il volto questa tua nimica.
Ch'Amore e mezzo agosto gliel perdoni.