Non vide armento mai fioriti colli, Né stanco pellegrino albergo od ombra, Né rozzo zappator fermarsi pioggia, Né gioia amante ornar candida mano,
Con quel piacer ch'io veggio il mio bel sole, Che non perde splendor, ben che sia sera. Qual lieto amante aspettò mai la sera, Qual satir ninfa ch'attraversi i colli,
Qual Clizia i suoi bei fior volger al sole, Qual gregge a mezzodì la state l'ombra; Com'io, che i rai (ch'omai stanca è la mano) Del mio sol secchin l'amorosa pioggia?
Non brama arso terren minuta pioggia, Non giovin sposa il venir de la sera, Non chi cade tra via d'altrui la mano, Non primavera per vestirsi i colli;
Com'io, che i pensier miei nutriti a l'ombra Veggino i raggi un dì del mio bel sole. Non fe' sì lieta aprica valle il sole, O sì superbo il fiume una gran pioggia,
Né sì le selve reverende l'ombra, Né risplender le stelle il farsi sera; Come allegra il mio sol le piagge e i colli, Se ben ha 'l verno le lor chiome in mano.
Chi vide a vergin fior coglier con mano, Chi senza nebbia uscir de' monti il sole, Chi 'n grembo a Flora Zeffiro su i colli, Chi 'l celeste arco dopo lunga pioggia;
Che non cangiasse al mio piacer la sera, Per ritrovarsi seco a la dolce ombra? Trovar donna tra fior sedersi a l'ombra, E porger dolce suon con leggier mano,
O ragionar d'amor fin che sie sera, O sparger oro terso e crespo al sole; È polve, e fumo, e vento, e ombra, e pioggia Appo 'l mio sol, ch'or fusse in questi colli.
Beati colli, dove non può l'ombra, Né pioggia o vento i suoi crin tien con mano, Né vi si perde il sol, ben che sie sera.
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