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1493–1543

LXIV

Agnolo Firenzuola

La nostra mandria, il nostro gregge, il nostro Armento, pien di vacche e di vitelli, Di capretti e d'agnelli, Sono i nostri desir svegliati e belli,

I pensier sempre pregni Di mille alti concetti, i sacri ingegni, Al mondo oggi sì cari, Spirti purgati e chiari

Entro a quell'acque, dove Le figliuole di Giove Scherzan cantando l'amorose pruove: E 'l pio cor, che no 'l rode e no 'l divora

Invidia, o 'l discolora Il folle imaginar de l'altrui bene, Come sovente aviene A voi, che ne 'nvidiate

Quando il nostro mirate. Deh come bene allor perciò mostrate Che l'umil gregge nostro È vie miglior che quel superbo vostro.

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LXIV · Agnolo Firenzuola · Poetry Cove