La nostra mandria, il nostro gregge, il nostro
Armento, pien di vacche e di vitelli,
Di capretti e d'agnelli,
Sono i nostri desir svegliati e belli,
I pensier sempre pregni
Di mille alti concetti, i sacri ingegni,
Al mondo oggi sì cari,
Spirti purgati e chiari
Entro a quell'acque, dove
Le figliuole di Giove
Scherzan cantando l'amorose pruove:
E 'l pio cor, che no 'l rode e no 'l divora
Invidia, o 'l discolora
Il folle imaginar de l'altrui bene,
Come sovente aviene
A voi, che ne 'nvidiate
Quando il nostro mirate.
Deh come bene allor perciò mostrate
Che l'umil gregge nostro
È vie miglior che quel superbo vostro.