Deh come da lontan scorgo il gran Giove
Colmar d'invidia il Tebro, e 'l suo buon frate
Da l'onde ibere a quelle d'Eufrate
Spargere il suon de le sue glorie nuove.
Pur mille gentil spirti, da le nove
Sorelle accesi, han sue rime infiammate
Di quei desir, che ne l'antica etate
Fecero (Atene il sa) sì belle prove.
Oggi il novello Prince, a' sacri Dei
Offerendo se stesso, e al sacro fonte
Rinascendo, e lavando i nostri errori;
Veggio d'opime spoglie e gran trofei
Pingerli il seno, e da i piedi a la fronte
Empierlo tutto coi romani onori.