La Terra, general di tutti madre, mentre ch'ell'era giovane e fanciulla fu molto carezzata da suo padre e dettele per balia dalla culla
l'età dell'oro in fin che da marito fusse e non le lasciava mancar nulla. Vedendole poi crescer l'appetito e fare anzi che no qualche cosetta,
gli parve ben di pigliarne partito e maritolla a un che chi n'aspetta sapere il nome qui se ne può ire, ch'io vo' farli appartata un'operetta.
E perché mai non avess'a patire la sua figliuola, come ben sapeva che le potre' poi vecchia intervenire, le dié gran dota e perch'ei non voleva
che tutta mai le potesse andar male — che dello sposo un pochetto temeva — per fondo stabilissimo dotale a vita sua e de' suoi successori
le dette in sempiterno lo spedale. Or qui bisogna rivoltare i cuori, voi tutte, o Muse, acciò ch'il vostro drudo, santo spedal da voi per me s'onori,
ch'io ben che pensi di spogliarmi ignudo e ficcarmici tutto, pur mi sento debole a tanta impresa e tremo e sudo. E anco quand'io penso mi sgomento
che l'uom favella a certi schifi, ch'hanno a nnoia il nome, non ch'entrarvi drento. Ma sia che vuol, per questo non faranno ch'io mi rattenga o 'l proposito muti,
che fors'un giorno si rimuteranno. Quanti son quei che porgerli saluti non degnavon passando ch'alla fine a bitarvi e morirvi son venuti?
Questo è il riparo a tutte le rovine, quest'è la fede, quest'è la speranza sicura e certa e che non ha mai fine. Getti un via ciò che gl'ha, facci a fidanza
con la fortuna e col mondo, che poi dello spedal l'entrata pur gl'avanza. Né contrattar, né vender non lo puoi, che per fidecommisso non può farsi,
ch'e' non ricaggia in ogni modo a noi. Ma che bisogna tanto affaticarsi? Questo mai, né per caso, né per tempo può dall'uman legnaggio alienarsi.
Quanti son quei che sani e ricchi un tempo stanno, ch'alfine, ammalati e furfanti, hanno bisogno finir quivi il tempo? Però fu necessario a tutti quanti
pensar gl'eventi e fare una fortezza, che forza o inganno non l'atterri o spianti. Non sarebbe virtù, non gentilezza, non liberalità, non cortesia
e mancherebbe ogn'amorevolezza, se lo spedal non fusse e tutta via saremmo stran l'uno all'altro e crudeli nimici e 'nsomma una brutta genia.
Saremmo ingrati, ignoranti e 'nfedeli e tanto scostumati e dispettosi, ch'a pur pensar mi s'arricciano i peli. Ma perch'io so che tutti vogliolosi
siete ch'io ve ne renda la ragione, prima ch'io passi innanzi o mi riposi, vo' che sappiate come le persone che voglion esser cortesi e da bene
e far di lealtà professione, quand'egl'aranno fatto tutto il bene ch'e' vorranno o potranno o saperranno, com'e' si debbe e come s'appartiene,
e ch'e' faccin poi 'l conto, in capo all'anno si troverranno aver messo al di sotto tanto, che 'n poco tempo falliranno. E chi spenderà 'l suo per farsi dotto
e seguitar le Muse e le cagioni saper per quel che cinque e tre fann'otto o vorrà mantener conclusioni e starà su pe' libri dì e notte,
per giovar parimente a' tristi e a' buoni, in capo al giuoco con le scarpe rotte si troverrà, senza danari e vota aver l'arca di pan, di vin la botte,
onde bisognerà che da sé scuota ogn'amore e virtù, perch'altrimenti non fia chi dallo stento lo risquota; ch'e' si sa ben ch'amici, né parenti
non ha la povertà; buono a tua posta, ogn'uom t'ha a nnoia, come suo diventi. Ma quel ch'al ben oprar di cuor s'accosta, va seguitando e d'altro non si cura,
nello spedale ogni speranza posta. E lieto dice: “Gira pur ventura a tuo modo la ruota e tu mondaccio fa pur contr'a' miglior sempre congiura,
ch'io nel ben far mi diletto e compiaccio; e quand'io sia da voi scacciato e strutto il mio santo spedal mi porge il braccio”. E segue in sino al fin di spender tutto
il suo per esser virtuoso e buono, fin che dello spedal si gode il frutto. E i primi quegli a condurvelo sono e lasciarvel morir che de' suoi mali
hanno più cura e tenuti gli sono. Così se lo sperar di questi tali non fusse lo spedal, tutti sarieno come son gl'altri, ignoranti e bestiali,
che veggendosi il tutto venir meno, per non avere a morirsi di fame, come gl'altri farien, né più né meno. Or, satisfatto a tutte vostre brame,
fia ben che drento vi passiamo un poco, acciò ch'il mondo lo conosca ed ame. Qui sempre e pane e vino e letto e fuoco e della vita non ti dico, chiedi:
ch'e' v'è buon canovaio e miglior cuoco. Come tu entri a llui, t'è detto: “Siedi” e cavate le calze, se tu l'hai, ti son lavati e rasciugati i piedi.
E, poi spogliato, un pelliccione arai, un berrettone e un paio di pianelle e 'ntanto il letto rifatto vedrai. E starti intorno almanco quattro e 'n quelle
lenzuola bianche metterti e coprirti e non v'è, s' tu non vuoi, chi ti favelle. Quivi son sempre parati a servirti più servidori e tutti hanno di grazia
che tu comandi lor per ubbidirti. E mangi e bei, fin ch'il corpo si sazia, buon capponi, buon pane e miglior vino e non si paga altrui, né pur ringrazia.
E dopo desinare un sonnellino puoi stiacciare e poi desto trattenerti con qualche altro malato tuo vicino. Ancor che, s' tu non sei de' più diserti,
che stanno anch'eglin ben, tu arai sei sempre, che quivi aran caro vederti. Quivi guardato e medicato sei ed acconcio dell'anima e non manca
nulla a morir cristian, come tu dei. Morto, t'è fatta la tua vesta bianca, cantato la vigilia e, fatto questo, si dà riposo alla tua carne stanca.
Ma perch'io t'ho ammazzato troppo presto e perch'e' si guarisce anche tal volta e m'è rimasto in mano un po' di resto, vo' che noi diamo un pochettin la volta
e passeggiam così, mezzi guariti, per lo spedal, che ghignando ci ascolta. Varii i cervegli sono e gl'appetiti diversi com'i volti, e una cosa
par ch'uno a riso, un altro a pianto, inviti. Questa è dello spedal maravigliosa natura, ch'ora a divozion ti tira ed ora a farti rider d'ogni cosa.
Alcun che degl'infermi il fatto mira e ch'uno abbrucia, un altro batte i denti, questo straluna e quel le calze tira; un par che l'ossa e la pelle diventi;
quello è ferito e quell'altro è storpiato, com'intervien per diversi accidenti; considera malato per malato e 'ntanto pensa alla miseria umana
e tutto al cielo ha l'animo voltato. Un altro ch'ha la testa più balzana, se ben no 'l fa per mal, pur se ne ride, come si fa di qualche cosa strana
e sentend'un che si lamenta e stride gli scapperà di bocca un “Ti dié Dio”, se ben poi dice che non se ne avvide. E s'il padre o 'l figliuol, l'avolo o 'l zio
fusse, non ch'altri, che farneticasse, ride ch'e' crepa — e questo l'ho vist'io —. E 'n verità di queste cose basse del mondo, ch'un s'allegri, un altro doglia,
non so chi biasmo o loda meritasse. Felici quei ch'o per voto o per voglia o per bisogno, questo non inporta, piglion di servigiale abito e spoglia.
A questi il pollo, il confetto e la torta avanza sempre e stanno freschi e grassi e lavorare a gnun non si comporta e hanno in modo gl'uffici e gli spassi
compartiti fra lor, che sempre mai v'è chi spasseggia e chi mangia e chi stassi. Fannosi tutti pratichi e dassai e non curan di morte, né di vita
e sempre allegri e lieti gli vedrai. Questi, s'e' fanno buona riuscita, — che sarebbon ben pazzi a non la fare — hanno per premio starvi drento a vita.
Ma perché questo passo non può fare così ognuno, a chi è conceduto d'entrarvi infermo, si può contentare. Chi in questo luogo è veduto e seduto
non gl'è mai posti accatti, né balzelli, né vi si paga entrata, né rifiuto; gravezze, arbitrii, decime e livelli chi si conduce allo spedale è segno
che son finiti e cento altri fragelli. Va, di' ch'un creditor faccia disegno di citarti, pigliarti o pegnorarti, fin che tu sei dello spedal nel regno?
Anzi, più presto, non cerchi prestarti danar di nuovo e te ne profferisca, pur che tu voglia accettarli degnarti? E non è mai di lor chi dirti ardisca
una parola pur che ti dispiaccia, bramosi, più di te, che tu guarisca. O spedal santo, e chi nelle tue braccia sarà mai che non entri volentieri
o arà mai di biasimarti faccia? L'arme e gl'amori, le donne e' cavalieri, dopo l'imprese perigliose e vane, spesso posano in te tutti i pensieri.
I pellegrin, le genti cortigiane sotto la tua speranza vanno attorno e servon lieti, aspirando al tuo pane. Ha lo spedal del grande, ha dell'adorno
e una maestà ch'a sé l'uom tira, cagion che sempre te gl'aggiri intorno. Questo t'alletta, questo ti disira, questo ti fa carezze e questo t'ama;
né mai teco si sdegna o muove a ira. Questo chi non lo prova non lo brama, ma chi lo gusta un tratto ha poi più caro lo spedal, ch'uno amante la sua dama.
E conosch'io di quei che s'ingegnaro d'aver la febbre, ch'al suo dolce avvezzi, pareva loro ogn'altro luogo amaro. E gran mercé che quivi cento vezzi
ti son fatti e durandoti in effetto il mal, par ch'ognun t'ami e t'accarezzi. Ma s' tu guarisci, ohimé, non per difetto dello spedal, che 'n quanto a llui, cent'anni
potresti starvi o levato o nel letto, ti son portati — pazienza — i panni e che tu ti rivesta — o fastidioso! — ti dirà verbigrazia un fra' Giovanni,
allor che ti giovava più il riposo, le minestrine e l'uova e' polli pesti e 'l pan ben fatto e 'l vin miracoloso. Qui cred'io ben che di doglia morresti,
quando, vestito, “Avviati, dicesse, a casa”, ove per te non torneresti e che dallo spedal ti dividesse, sì buon, sì bello e sì utile a starvi,
se la speranza non ti promettesse che tu avessi tosto a ritornarvi.
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