Cavateci oramai di contumace, o re, ch'avete nome di cristiani, e fate questa benedetta pace. Voi vi siete storpiati delle mani,
l'ugna vi filan sangue e non avete capegli o barba e siete tutti brani. State un po' saldi: quando voi v'arete cavati gl'occhi, ch'arete voi fatto?
Arete il male e ve lo piagnerete. Bisognerebbe pur pensare un tratto di quel che tanto tra voi si contenda, prima che disertarvi affatto, affatto.
Per me non credo che nessun la 'ntenda, ma quando il mondo arà avuto la stretta, voi arete poi fatto una faccenda. Ricogliete la cappa e la berretta,
che se 'l Turco ci passa ve la toglie, in fe' d'Iddio, né ve la rende a fretta. Voi vi siete pur tratti tante voglie e sietevi azzuffati tante volte,
che voi sapete quel che ve ne incoglie. E queste genti ch'avete raccolte, per aiutar l'un l'altro a rovinare, ch'ardon le case e guaston le ricolte,
ne doverreste a casa rimandare; che s'egl'avessin punto di cervello, farebbon meglio a ire a lavorare, non andar seguitando or questo or quello,
ché se voi rimaneste un tratto soli, non sarebbe ogni dì questo fragello. Lascion le mogli e' parenti e' figliuoli e vannosi ammazzando e consumando
e diventando ladri e mariuoli. Anche la fede va forte calando, di giorno in giorno, e s'egli starà a voi si potrà dirle: “I' mi ti raccomando”.
Non v'avvedete che con esso noi vi rovinate? E che voi fate prima, quel che non s'are' a far prima, né poi? Mentre che voi vi date e fate stima
vincer la pelle con tutta la lana, un altro in pace la trugiola e cima. Guardate un po' verso la tramontana come vanno le cose e se la luna
usa anche a mezzodì dare in chintana! Non sare' me' che quel che si raguna di danari e di gente, acciò che visto non sia di voi chi ceda in cosa ignuna,
voi l'adopraste in prima a fare acquisto di quel che già fu nostro? e voi sareste trarre obligati di mano a quel tristo? Sapete voi perch'in capo coteste
corone avete? E tant'oro fra' mano e terre e acque a ubbidirvi preste? I' ve lo vo' dir io: Perché 'l cristiano nome aiutaste quando gli bisogna
e le sue cose poi di mano in mano e quando gli volesse far vergogna o danno il Turco o setta altra nimica vo' stessi in punto a grattar lor la rogna,
come già fe' la moderna e l'antica stirpe, di che voi siete successori — e, s'e' n'ha bisogn'ora, Iddio ve 'l dica! — Le vostre gare, avvertite Signori,
son poi cagion che 'l nostro mar di vele ogn'anno s'empie e di Turchi e di Mori. E 'l poveretto popolo e fedele ne va prigione o s'empie di spaventi,
che pare a molti una cosa crudele. Se voi pensaste al dir poi delle genti, credo che e' vi parrebbe esser tenuti più presto straccurati ch'altrimenti.
Perché, negando l'uno all'altro aiuti, a llor bell'agio i Greci hanno potuto scorrere e farsi e pomposi e paffuti. Le corde un tratto dissono al liuto,
che volendo sonar, si provvedesse d'una nuova invenzion, d'un altro aiuto, ché non pareva lor che bene stesse d'esser sempre graffiate e stiracchiate,
si ch'or una, or un'altra si rompesse ed ei si stesse là, messer l'abate, in braccio e 'n collo e si godesse il suono e l'onor poi di tutte le sonate.
Il liuto, ch'intese questo suono, rispose il me' ch'e' seppe, ch'il suo danno non sarebb'anch'a lloro util, né buono e che parre' lor poi maggiore affanno
a tender archi o a 'nfilzar corone o batter la bambagia tutto l'anno. Nulla giovò: fin ch'un giorno il padrone volle sonare e ritrovò che 'l canto
era salito ove stava il bordone e le mezzane s'eran messe a canto, il contralto e 'l tenore era a traverso e 'nsomma era stravolto tutto quanto.
Veduto questo modo, sì diverso dal ver, si messe per riordinarlo più volte e sempre v'ebbe il tempo perso, che le prefate corde di ch'io parlo
tenevan forte, per tirar la prova e mai non fu possibile accordarlo. Al sonator, poi, ch'una corda nuova e molte altre scambiò, parve una storia,
dove capo, né coda non si trova e, 'nfastidito della lor memoria, gittò il liuto e le corde in sul fuoco e fece d'ogni cosa una baldoria.
Or prima ch'e' ci avvenga questo giuoco, sare' pur me' far pace e fussin fatti che Dio poi non si adiri e peni poco; none star sempre come cani e gatti,
come se proprio vi mancasse il pane o aveste bisogni così fatti. Volgete l'ira nelle turbe strane, nimiche a Dio, correte loro addosso
e ciò sia più tosto oggi, che domane. Lavate tante macchie e d'in sul dosso, scotete questa soma e questo peso, che vi fa e' guidaleschi in fin all'osso.
E quando voi arete vinto e preso questo ribaldo e trattogli del cuore ciò che di Cristo ingiustamente ha preso, sarete l'uno e l'altro imperadore.
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