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1503–1572

Capitolo secondo

Agnolo Bronzino

Tanto è grande il travaglio e la fatica dell'uomo in terra, poi che fu mutato quel secol detto e quell'usanza antica, dell'aver sempre a stare in campo armato,

or contr'al caldo, or contr'al freddo e ora contr'a la morte e la fortuna e 'l fato, come ben sa chi negozia o lavora, scrive, serve, cammina o segue o fugge,

teme, spera e contende or dentro or fuora, che s'e' non fusse il Bisogno, che strugge ogni pigrizia e fa parer leggieri gl'affanni di ciascun, ch'a llui rifugge,

di far castelli in aria e van pensieri tutti ci pasceremmo e 'n ogni loco s'udrebbon lamenti e dispiaceri. Ma il Bisogno, ch'è proprio com'il fuoco,

fa risentire ognun, consiglia e 'nsegna far daddovero e sgranchia ogni dappoco; e come padre universal s'ingegna d'avvezzarci a' pericoli e a' disagi,

mentre i nostri ozii e sicurtà disegna. Questo la terra arar, questo i palagi murar costrigne e por le viti e gl'orti coltivar, per poi darci i cibi e gl'agi.

Questo le navi, onde s'arrechi e porti quel ch'a noi od altrui manca, e a quelle trovò bussole e carte e foci e porti, l'osservazion de' tempi e delle stelle,

l'ordin, la forza e dir le leggi e pose il luogo e 'l modo, che l'adopra e tielle. Trovò le vene nella terra ascose, che dianzi l'accennai, d'ogni metallo,

che la sua moglie — o che cervel! — nascose. L'asino al basto, alla sella il cavallo ci avvezzò, domò 'l bue, giogogli il collo, per potere a nostr'uso adoperallo.

Trovò la medicina e bisognollo fare e sperimentò l'erbe e 'l veleno scoperse, ond'uomo oprare e fuggir puollo. Diede il parlare all'uomo, empiegli il seno

di voglia di sapere, onde ne nacque quant'ha di studio e d'arte il mondo pieno. Da questo il monte di Parnaso e l'acque aveste, o Muse, del vostro Ippocrene,

che tanto a Febo e a Minerva piacque. Ma come tutto non si può, conviene tacer gran parte ancor di quel che puossi dire in sua loda e che 'n mente mi viene.

Questo assottiglia e aguzza i tondi e grossi cervegli, apre altrui gl'occhi e desta i sensi e fa gl'uomini sperti, arditi e mossi. Questo, che l'uom discorra, intenda e pensi,

tenti e legga e risolva, fa, né curi fatiche estreme e pericoli immensi. Questo gl'animi innalza e fa sicuri penetrar nell'inferno, al ciel volare,

spianare i monti e passar gl'alti muri. Qui chi volesse negl'essempi entrare, se ne verrebbe a capo, quando appunto chi volesse le stelle annoverare.

E chi sare' quel che si pigliasse assunto, cioè ch'ardisse mai di pigliar moglie, s'e' non fusse da lui sferzato e punto? Considerando a' fastidi e alle doglie

e alle strane cose e senza fine, che non son or da dir, di chi ne toglie? Se non che, poi che 'l comun uso fine, ebbe, ché gelosia del mondo il trasse,

ce l'ordinò 'l Bisogno e a buon fine; anzi chi saria mai ch'amar cercasse o sia donna o sia uom, quando a' suo affanni pensassi, s'il Bisogno no 'l tirasse?

E chi sare' che l'aver tutto e gl'anni spendesse in piati e 'l giudice o 'l notaio gli dica: “Io ti farò rifar de' danni”? E chi fare' il treccone o 'l calzolaio,

il ferravecchio, il votapozzi o 'l messo s'e' non fusse il Bisogno? o 'l guancialaio? Qui nasce un dubbio e no 'l risolvo io stesso, che pensando dipigner senza lui,

meco di me mi maraviglio spesso, ché se ben fu 'l piacer più volte cui mi trasse a lavorar, non però senza bisogno sono o spero essere o fui.

Onde, volendo farne esperienza, bisognerebbe il bisogno levarmi, liberando in me l'atto e la potenza, e veder poi se la virtù tirarmi

potesse a lavorare e 'l piacer solo o pur mi risolvessi in tutto a starmi. E chi arebbe mai tentato il volo di Dedalo, se questo non l'avesse

tentato? il che mal far seppe il figliuolo! E chi sare' ch'a star, mai si mettesse per servo? e spesso per vil prezzo im mano d'altri l'arbitrio e la vita ponesse?

E chi che, ben che sia capriccio strano, per tre ducati il mese andasse al soldo, là dov'il danno è certo e l'util vano? E chi tanto a se stesso manigoldo

ch'accattasse a usura? e chi, sì pazzo, per render una crazia per un soldo? E qual signor che s'empiesse il palazzo di gente strana? e si desse in blia,

s'e' non fusse il Bisogno, al popolazzo? E chi mai in casa sopportar potria famigli o serve, se far senza loro potesse, ognor che bisogno vi sia?

Poco sare' virtù, manco decoro d'abito, di scienza o di costumi non bisognando or pompa, or carne, or oro. E se ben par che talor si consumi

sol di sapere un galantomo e soglia cercar del vero e fuggir l'ombre e' fumi, pur li bisogna, a salvar questa spoglia, or cibo, or agio e, quand'altro non fusse,

ha bisogno di trarsi quella voglia. Questo le fiere alle selve ridusse, gl'uccelli all'aria e a' conventi i frati, dié l'acqua a' pesci e le campagne all'usse.

Quest'ebbe insieme gl'uomin ragunati, fabricò terre e torri e munizioni con porte e ponti e fortezze e steccati. Questo alle corna, a' denti e agl'ugnoni

de' feroci animali ordinò lacci, buche cieche, arme innaste e verrettoni. Non è cosa nel mondo che più facci alzar gl'uomini al cielo e porger preghi

quanto 'l Bisogno e con seco gl'abbracci. O poter grande! Or chi sarà che nieghi che 'l Bisogno alzi, abbassi, allenti e stringa ogni nostro operare e sciolga e leghi?

Fatevi in su quanto l'occhio vi pinga e vedrete, scendendo, ch'ogni cielo ha bisogno ch'un altro il muova e cinga. Or ci è bisogno del caldo, or del gielo,

or del secco, or del molle e or di tutti far mescolanza e del mondo e del pelo. Hanno bisogno esser potati i frutti, l'erbe annaffiate e del sole e del vento,

secondo i luoghi o umidi o asciutti. Esci pur col pensiero o torna drento; ognuno ha di bisogno, eccetto quello che fe' 'l Bisogno e questo sol consento.

Il maggiore e 'l minore, il brutto e 'l bello hanno bisogno secondo i lor gradi; l'occhio del lume e del taglio il coltello. Le chiocciole ch'e' piova, e non si badi

a' lor fatti gl'amanti e del bastone il cieco e ch'un ti rizzi se tu cadi; la fante del pestel, dello schidione il cuoco, il vecchio degl'occhiali e 'l prete

del popolo e 'l maestro del garzone; i medici del male e della sete gl'osti, i fornai della fame e' barbieri di certe cose da tener segrete.

S'esser vol l'oggi, ebbe bisogno ch'ieri passasse e volend'essere il domani, bisognerà che l'oggi divent'ieri. Le dita hanno bisogno delle mani,

la man del braccio e 'l braccio della spalla; così discorri in tutti i membri umani. Il facchin ch'e' si sgomberi e la balla del magazzino e dell'acqua la secchia

e di stacciuoli e trespoli la palla. Dicesi per proverbio che la vecchia fa trottare il Bisogno, che vuol dire ch'e' la puntella, stuzzica e punzecchia.

Il poltrone ha bisogno di fuggire, di guadagnar l'avaro e di guardarsi dal mangiare e dal bere e dal vestire. I panni e gl'ammalati di purgarsi

hanno bisogno e gli sposi e le spose dell'uova e' disperati d'impiccarsi. Le donne di lisciarsi e delle chiose e del palio i fanciulli o d'altra festa

o che 'l maestro ammali o simil cose. I debitor delle ferie e chi resta aver, ch'elle trapassino, e la corte di pacienza e riaver chi presta;

l'opere e' manovali han delle corte giornate di bisogno e chi cavalca di buone strade e' frati delle torte; i ciurmadori e' zanni della calca

e de' corribi e di chi creda e spenda, non di chi lor bugie scuopre e difalca; la gabella e' sensali ch'ognor si venda e compri, i passeggier di frodi e 'l presto

di straccurarti, acciò che 'l Monte renda; di brodetti e pancotti e pollo pesto han bisogno gl'infermi e d'argomenti; d'olio la fava e 'l savor dell'agresto.

Il giovane che 'l vecchio s'addormenti e chi aspetta reditade arebbe bisogno ch'e' morissero i parenti e la nuora la suocera e potrebbe

intervenir così de' cardinali col papa, ben che creder non si debbe. Distendesi il Bisogno in tanti e tali, ch'a scriverne l'ottavo erano scarse

duo risime di fogli imperiali. Ben me n'accorsi al principio e mi parse d'esser entrato in un mar senza riva, come 'l Bisogno per tema m'apparse.

Venga un che più ne sappia e più ne scriva, ch'io per più non tediarvi non vi conto quello a che di lui scriver mi serviva. Or andate, in buon'ora, e fate conto

che sempre vi bisogni aver bisogno, per non aver a far duo volte il conto. Ben si può dir a me che del bisogno tratto, ch'io n'abbia la mia parte; or ecco

ch'io lo confesso e non me ne vergogno; ché peggio è ch'un troncon fracido e secco chi è senza bisogno e manco vale, s'ei se ne trova, che la voce d'ecco.

Molto è 'l bisogno de' par nostri e tale, com'io vi dissi già, ch'i suoi favori posson guidarci in sin allo spedale. Ma più importanti bisogni e maggiori

convien che sien ne' personaggi grandi, che sono papi, Cesari e signori. Di questi, quand'alcun me ne domandi, dirò none star bene a me d'entrarvi,

ancor ch'un certo che me lo comandi. E poi bisognerebbe rinvitarvi per un'altra giornata e non so anco s'i' mi potessi il quinto raccontarvi.

Quand'un povero ha 'l modo alzare il fianco che vedeva la fame, si contenta d'aver del pane e facciam ch'e' sie bianco; tosto ch'ei sa d'averne, se gl'avventa

desio de' cibi e del vino alla gola e s'e' non n'ha col pan, dice che stenta; ecco che già dov'una cosa sola gl'era a bastanza, il bisogno gli cresce,

né però questo l'acqueta e consola; ché, non bastando e di carne e di pesce saziarsi e d'altri cibi, vorrà servi tenere e chi lo scalza e chi gli mesce.

Così crescendo di grado s'osservi che 'l bisogno anco cresce e vien maggiore, come per prova potete avvedervi. Va sagliendo dal povero al signore

di grado in grado e di marchese a duca, re, cardinale e papa e 'mperadore. Quanto più alto par che si conduca, maggior bisogno e da più lati il preme,

come va più materia in maggior buca. Non sappiam noi che chi più ha più teme di perderlo? e bisogna per guardarlo maggior bisogno e ch'ei crescano insieme?

Or non vogliate a più chiaro provarlo affaticarmi o d'essempi o di prove, ché da voi stessi ben potete farlo. Ma per darvi omai festa, colà dove

io dissi ch'ancor io bisogno avea, se ben di rado io l'abbia detto altrove, di che sorte bisogno vi volea dir ch'era il mio, non già come gl'avari

per serrarli, ma spenderli chiedea da un ch'io arei aver certi danari.

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