Come il marito avesse nome e quanto valesse della nostra madre antica, com'udirete, seguitando io canto. O Muse, a questa mia nuova fatica
ben ch'io potessi, io non vo' senza voi far che per me si pensi nulla o dica, ché mi starebbe forse ben, se poi io vi chiamassi in qualch'altro mio fatto,
voi mi diceste: “Or fa da te s' tu puoi”. Ma in verità costui ch'io canto è atto aiutar voi, non ch'altro, e senza lui poco s'è mai pensato o detto o fatto.
Or a voi, che saper chi sia costui bramate, il dico e ve 'l promissi dianzi, quando dello spedal largo vi fui. Ma perch'io vorrei farmi un poco innanzi,
vi vo' pregare a non l'aver per male, pensando che del dì molto ci avanzi. Eran gl'uomini antichi giunti a tale nel secol d'oro, ch'era una vergogna
e a far cominciavano ogni male, tanto che Giove “Proveder bisogna” disse e cominciò loro a far venire qualche ciccione o qualche po' di rogna,
per veder s'e' poteva farli uscire d'ozio e ch'almen gl'avessino a grattarsi, ché già non gli poteva più patire. Erano avvezzi i merendoni a starsi
e a bere e mangiar senza pensieri, tal ch'appena potevan dimenarsi. Eran lor presti tutti que' piaceri, che si possan mai chiedere o pensare
a tavola o altrove a' bei messeri. Né vi date ad intender, come pare che voi vi diate, che d'acqua o di ghiande fussin contenti, e scalzi e gnudi andare,
ché belle e cotte le miglior vivande, che sien mai state o sieno, e' miglior vini avevan questi sempre e 'n copia grande. Avìen case e palazzi, avìen giardini
ricchi e agiati e sempre verdi e freschi, da far musiche e balli e sonnellini. E, perch'il freddo o 'l caldo non rincreschi loro, avìen primavera sempre mai,
senza aver a bramare i caldi o' freschi, ché la natura, ch'aver fatto assai le pareva a produr questo bel fante, da poter esser prudente e dassai,
lo manteneva pulito e galante, sempre san, ben vestito e ben cibato, senza dell'altre cose più importante. Come l'uom s'era dal letto levato
— che si poteva levare a suo posta — trovava sempre cotto e apparecchiato. Avìeno a gusti le vivande a posta, né di catarro o di stomaco forte
era notizia o di voglia indisposta. L'infermità, né 'l diavol, né la morte non si sapìeno o vergogna o paura, né fatica o dolor d'alcuna sorte.
Non era né fortuna, né sciagura; non era signorie, né magistrati, notai o birri o prigione o tortura. Non eran preti allor, non eran frati,
monache manco e non leggi o scritture, che scoprissero i debiti o i peccati. Non erano spaventi o battiture pe' fanciulli e la scuola e la bottega
ancor non erano in rerum naturae. Non il martel, non l'ago e non la sega, non il pennello o la squadra o 'l mazzuolo, ferro, che pugne, o fune, ch'altri lega.
Non bisognava la morte al figliuolo del padre, per poter fare a suo modo della roba e di sé, restando solo, ché tutti ricchi e contenti a un modo
erano e tutti liberi e non era servir, né premio e non virtù, né frodo. Amor non so, perché quella versiera, che suol nascer con lui, non era nata,
gelosia detta, sì malvagia e fiera. Non era uom dispettoso e donna ingrata non si trovava e di quanto facevi non te n'aveva invidia anima nata.
E 'nsomma quanto volevi o chiedevi o dall'aria o dall'acqua o dalla terra t'era portato o da chi non vedevi. Ma, perch'a fare altrui troppo ben s'erra
spesso com'a far male, eran venuti, non conoscendo morte o fame o guerra, costor ch'io dico tanto dissoluti, tanto infingardi, perloni e gnoranti,
pe' troppi benefici ricevuti, che Giove fu forzato a tutti quanti levar tant'agi e soverchi diletti e farli in tutto miseri e furfanti;
e fe' che la gran madre, in fatti o 'n detti, non s'impacciasse più de' fatti loro se non di farli ignudi e poveretti. E fece un genio che d'ogni ristoro
avesse carestia, ma pronto e desto da far faccende e ragunare tesoro. E disse: “O Terra over Natura, questo vo' che sia tuo marito ed abbia cura
dell'uom sì trascurato e disonesto. Questo lo guidi e lo tenga in paura e lo faccia prudente e costumato e l'accompagni in sino in sepultura.
Né li sia commodezza o agio dato, né piacer, né riposo, né conforto, se da costui non li fia ministrato. Troppo sei stata seco larga e porto
gl'hai troppo il tutto e aperto ogni cosa, cagion ch'e' s'è da noi diviso e torto”. Allor madonna, alquanto vergognosa, “Sia fatto il tuo voler” disse e 'l Bisogno
le dié l'anello e se la fece sposa. Ebbe assai buona dota, ma bisogno fu ch'ei la combattesse e la piatisse e gli tornò men d'un barile il cogno.
Ben ebbe salde alcune cose e fisse come sare' lo spedale e 'l convento, che di quel, poco sopra vi si disse. Or ecco che del nome v'ho contento:
Bisogno fu chiamato e questo manco mai non ci viene al godere e allo stento. Fatte le nozze intanto il mal del fianco saltò in campagna e la fame e la peste
e fu finita la ragion del banco. Le disgrazie e le pene furon preste; la povertade e la vecchiezza e 'nsieme quant'oggi ha l'uom che l'affligga e moleste.
La Terra anch'ella e de' frutti e del seme levò la tratta, lasciando al marito tutto il maneggio, onde s'affanna e geme. Così 'l Bisogno, che pronto e ardito
si ritrovava, il gran traffico tolse ch'ogn'altro arebbe stanco e sbigottito. Nacquegli più figliuoi e 'l primo volse chiamare Pensiero e Operar secondo,
né da sé mai gran fatto gli disciolse. La Cura e la Fatica dal fecondo ventre ebbe due sorelle: una arruffato sempre ebbe il capo e l'altra ornato e biondo.
Lo Studio, il Ghiribizzo e l'avventato Ardir, la Masserizia e 'l timoroso Accorgimento alla Modestia a llato. Ben nacque anco con essi — ahi, doloroso
stuolo! — Avarizia, Invidia e Crudeltade, seme al bisogno sempre ingrato e odioso, Tradimento e Buia che, di pietade e lealtà nimici, han fatto omai
dar delle schiene in terra a questa etade. Ma dove, o stile, scorri? e dove il vai tu man seguendo? In qua tornate, troppo vi siete stesi in questo, non ch'assai.
E dove prima cieco o monco o zoppo non si trovava alcun, venne il difetto che gli produsse i più sgraziati doppo; e bisognò che questo benedetto
Bisogno provvedesse a chi la gruccia e a chi altro, secondo l'infetto. Le case col midollo e con la buccia convenne per usar rifar di nuovo
e 'n fino a ogni minima cosuccia. Nacque intanto la Forza e seco trovo l'Ingiuria e chi dal suo l'ebbe, la parte si fe' a suo modo in questo mondo nuovo.
Però l'Astuzia con l'Industria e l'Arte, come piacque al Bisogno, la moneta trovorno, ch'ogni cosa accoglie e parte quella, che tanto si nasconde e vieta
oggi al Bisogno, che ne fu inventore, da quella Furia, che mai non s'acqueta; mutato insomma, per non uscir fuore tanto di nostra via quel viver primo,
parte peggiore all'uom, parte migliore. Venir bisogna a giudicar s'io stimo bene a stimar che 'l Bisogno oggi tenga in questo secol nostro il luogo primo;
onde, per fondamento, che sostenga questo edificio, ch'io vo' finir tosto, pria che qualcuno a 'mpedirmelo venga, dico che quanto ordinato e disposto
fu mai, è oggi o per l'avvenir sia, è dal Bisogno pensato e proposto, com'io son di mostrarvi per la via.
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