Con ciò sia cosa ch'io v'abbia con mano fatto toccar che per affaticarsi ogni nostro operare è foll'e vano, io dico, seguitando, che lo starsi
è la più util arte e la più bella che possa mai far l'uomo o immaginarsi e che ogn'arte o scienza che favella, scrive, lavora o travaglia, a rispetto
dello starsi è un sogno, una novella. O starsi santo, o starsi benedetto, così t'avess'io conosciuto prima, ch'io ne sarei maestro omai perfetto!
Dov'or m'è giuocoforza fare stima di lavorar fin ch'i' ho vita addosso, ch'uso e natura invan si piega o lima. E ch'e' sia 'l ver vedete ch'io non posso
ora sfibbiarmi la giornea del fare versi, che da piccin mi messi indosso. E pur conosco ch'e' s'arebbe a stare e non mi sto, porgendo ad altri il bene,
che per me stesso non so poi pigliare. Voi dovete saper ch'un uom da bene oggi si diffinisce un che si stia e sia tutto galante e viva bene
e non s'imbratti come la genia o soffi o batta o s'inpolveri o unga, ma ch'allo starsi in etterno si dia. Ecco per quanto piana e poco lunga
strada, di gentiluom s'arriva al grado, pur ch'allo starsi s'attenda e si giunga e tanto più se nel tuo parentado tuo padre e l'avol tuo si sono stati
e' tuoi parenti in quarto e 'n quinto grado. A questi corron dietro i magistrati e l'altre dignità, che 'l non far nulla partorisce favori smisurati.
Chi uccella, chi caccia o si trastulla con altri passatempi non s'intende tra quei ch'io dico, che non danno in nulla. Ché non guastan lo starsi le faccende,
che si fanno per giuoco e gentilezza, come suol far chi 'l tempo allegro spende. Già non lod'io chi, rotta la cavezza, come bestia sfrenata dietro ai sensi
corre e trabocca e fede e legge sprezza. No, no, questo non sia mai ch'i' lo pensi, ché questo mio parlare non passa il segno ch'all'onesto piacer giova e conviensi.
Ma parmi che coloro abbino ingegno che sanno fare in modo ch'e' non fanno nulla e ch'e' sien figure di disegno e ch'e' si sieno avvisti dello 'nganno
che l'avarizia e che l'ambizione, con le loro opre vane al mondo fanno. So ben ch'e' ci saran delle persone che chiameranno cosa da furfanti
lo starsi là com'uno scioperone e mi porranno innanzi de' galanti spiriti, ch'hanno il modo e nondimeno fanno esercizii onorati e 'nportanti,
e che d'essempi il mondo è tutto pieno d'uomin che per varie arti si son fatti famosi, sì che mai non verran meno. Tutto concedo, ma con questi patti,
ch'i' possa dir anch'io com'io la 'ntendo e a chi poi non piace lo baratti e se non vuol di quel ch'io sto scrivendo, mi condanni ne' fogli e nelle penne
e non si conti il tempo ch'io ci spendo. Io non so s'a quel tempo le cotenne si vendevano a libbre e piedi, e' grifi, o se da lor quant'or si fa ci venne,
ma so ben ch'oggi gl'uomini sì schifi son di ciò che si fa, ch'e' non è cosa, che, al primo, non si spregi e non si schifi. Ma perché de' furfanti vergognosa
comparazion par che da' più si faccia con chi lo starsi in ver molto si posa, vi dico anch'io ch'io gli terrei cosaccia per lo starsi stracciati e 'ntrisi molto,
vita che par ch'assai gravi e dispiaccia, ma poi, quand'ò in favor di lor rivolto quel sempre starsi e non aver pensieri, procedo più guardingo e più raccolto.
Bisognerebbe a que' furfanti veri, che sanno l'arte intera, sentir dire per saper giudicarne i lor piaceri. Quel non voler lavorar, né servire,
oltr'a l'aver del nobile e del grande, è segno ch'e' non debbon già patire. Pensate pur ch'e' non vivon di ghiande e io sentii già dir del fatto loro
a un che n'era stato, cose grande e ch'egl'avevan leggi e concistoro e fra lor capi e maestri e reggenti e le logge e 'l palagio e 'l tempio e 'l foro.
Vedete ben ch'egli stanno contenti e, quand'un entra nella lor congrega, daria prima ch'uscirne gl'occhi e' denti. Hanno il linguaggio appartato e chi niega
ch'e' sia se non leggiadro? e questo, antico governo e stato e reggimento allega. Perch'a formarsi la lingua ch'i' dico convenne che dominio alto e possente
avesse il furfantesimo ab antico. Ma perché le memorie sono spente dal tempo, non si sa di tal favella il suo seggio o 'l metropoli al presente.
Ben tra' furfanti in questa parte e 'n quella dell'universo vive e si conserva ed ecci chi lo scrive e chi 'l favella. Dunque non tanto strana è la caterva
della furfanteria, com'alcun crede, che più là che con l'occhio non l'osserva. Né 'l nostro starsi, che con lei si vede cotanto unito, scema seco punto
o perde autorità, credito o fede. Ed ogni po' ch'io fussi tocco o punto lascerei andar tutt'altro per trattarne, tanto mi sento a tal materia in punto.
Per or non posso, ma, s'io vivo, farne potrei forse un dì storia e di tal vanto ch'ella potrebbe altera e lieta andarne; e mostrarei che terra e mare e quanto
vede il sol, più di lei si serve e addorna, che di molt'altri che si stiman tanto e che piacere e util grande torna fuor d'ogni stima de' baroni il ceto,
che non disperge mai sorte o distorna. E mi dà il cuor di qualche bel secreto farvi presente e di lor pace e belli contr'a' nimici del lor viver lieto
e come di paesi grandi quelli so son fatti or tetrarchi or generali e hanno avuto mitere e cappelli. Né però sono stati questi tali
vaghi di scuola mai, né di bottega, come persone nobili e reali. Basta, che s'e' mi viene un dì la frega che mi verrà, ch'io so com'io son fatto,
farò crepare il martello e la sega ed ogn'altro strumento a noiar atto la quiete e la pace e tante carte s'empiera' de' lor pregi, che gran fatto
fia ch'uom gli sdegni o non ne pigli parte.
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